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LA STORIA

LE TORBIERE.
STORIA ED ECOLOGIA

IL PARCO FAUNISTICO “LA TORBIERA”

nasce in quella regione di confine fra Pianura Padana e Prealpi, caratterizzata da un clima mite e sempre umido. I numerosi laghetti che arricchiscono la regione hanno favorito l’affermasi di vegetazione di torbiera, ancora ricca si specie rettile.

L’ambiente di torbiera nasce dall’accumulo progressivo delle parti morte di vegetali sul fondo dei laghi. Nel terreno bagnato la carenza di ossigeno impedisce i processi di ossidazione e la completa decomposizione delle piante. I resti vegetali si trasformano quindi solo parzialmente, diventando torba, e si raccolgono sul fondo, facendo progressivamente diminuire la profondità del bacino. In tal modo le piante della riva si possono spingere verso l’interno, riducendo, fino alla sua scomparsa, la superficie dello specchio d’acqua.

Nella zona di Agrate Conturbia, dove il Parco faunistico “La Torbiera” è localizzato, è stata rinvenuta una stazione mesolitica, dalle caratteristiche archeologiche simili a quella dei vicini lagoni di Mercurago.

Il Masolitico rappresenta un periodo evolutivo di passaggio dalle glaciazioni alla fase neolitica, caratterizzato da un progressivo aumento della temperatura. Propria del periodo fu l’espansione di boschi di latifoglie e di querceto misto. E’ in questo passaggio che visse una popolazione dedita a caccia e raccolta.

“Nella torbiera di Borgo Ticino, posta quasi a livello del Lago Maggiore, si trovarono vasi di terra affatto simili a quelli scoperti nella torbiera di Mercurago. Trovossi anche gran numero di vasi di terra, di frecce di selce ed oggetti in bronzo nella vicina torbiera di Gagnago, ma tutto andò rotto, venduto, disperso. Sulla sponda di questo bacino ho ancora visto infitti nella torba pali identici altresì a quelli di Mercurago, ma che presentano la particolarità di portare alla estremità superiore tracce di sofferto incendio. Del resto osserverò che carboni e ceneri e particolarmente legnami e tronchi di albero con tracce di patito incendio incontransi frequenti in tutte le torbiere dei dintorni di Arona e dei dintorni di Ivrea. I tronchi di albero, che a dovizia trovansi in tutte queste torbiere, appartengono, per lo più, ai generi pino, quercia, alno, betulla, salice, noce, ecc…, e pare che, in generale, abbiano vegetato sul sito…Nella vicina torbiera di Conturbia si rinvennero oggetti di epoca più recente, fra i quali nominerò alcuni pali trovati infitti quasi nel mezzo della torbiera, e mi è stato detto dall’agente che uno di questi pali era munito inferiormente di punta di ferro, ed ho visto che era stato aguzzato con strumenti dello stesso genere che noi adoperiamo a tale uso.” (Gastaldi, 186)


“Nella vasta Torbiera di Borgoticino emersero oggetti fittili simili a quelli di Mercurago e nelle torbiere circostanti di Gagnago – Conturbia e Revislate apparvero tuttora in posto alcune palafitte che per la loro conservazione trovano riscontro in quelle di Bodio sul lago di Varese … né differiscono da quelle di Mercurago e Gagnago, ove si eccettui quella di Conturbia dove i pali meglio appuntiti presentano tracce di un cartoccio o guarnizione di ferro e la cui suppellettile è forse riferibile a periodo più recente di quello al quale rimontano i cimeli emersi dalle limitrofe stazioni …” (Ponti, 1896)

 

Le palafitte e suppellettili di Conturbia furono ritrovate in modo quasi casuale. Alla fine del XIX secolo era infatti fonte di reddito cavare la torba dalle paludi. Probabilmente grazie a questi scavi i primi reperti furono portati alla luce. Le torbiere sono anche state luogo di pesca e persino piste di pattinaggio durante l’inverno.
Oggi fortunatamente la loro esistenza è protetta da leggi specifiche.